Emanuele Riemma

Intervista

“Volevamo una vacanza, abbiamo trovato una lezione di vita”

 Il viaggio in Kenya di Emanuele Riemma tra solidarietà e umanità

Un viaggio che parte come vacanza e diventa un’esperienza di vita. Il pizza chef Emanuele Riemma, noto per la sua creatività e per la passione con cui trasmette l’amore per la cucina, racconta la sua esperienza in Kenya, vissuta insieme alla sua compagna.
Un progetto solidale che ha toccato il cuore e che oggi Emanuele vuole condividere per promuovere l’associazione Famiglia Milele Rescue Center(in Italia Famiglia Sempre Onlus) e sensibilizzare tutti a fare lo stesso.

Emanuele, com’è nata l’idea di questo viaggio in Kenya?
Io e la mia compagna volevamo fare un viaggio che non fosse solo di piacere, ma anche di significato. Sentivamo il desiderio di fare qualcosa per chi ha bisogno.All’inizio non avevamo un piano preciso, poi, una volta arrivati in Kenya, abbiamo conosciuto delle persone che ci hanno messi in contatto con Famiglia Milele, un’associazione di Gede, vicino Malindi, che si occupa di bambini orfani.La presidente, Gessica Vianello Bota, ci ha accolti con grande disponibilità e da lì è nata un’esperienza che ci ha cambiato profondamente”.

Quanti bambini accoglie Famiglia Milele e com’è stata l’accoglienza?
“L’orfanotrofio ospita circa 50 bambini. Quando siamo arrivati ci hanno accolti con una gioia incredibile: ci hanno sorriso, ci hanno preso per mano, ci hanno fatto entrare subito nel loro mondo.Abbiamo giocato, parlato, cantato. È difficile spiegare cosa si prova: sono bambini che non hanno nulla, ma hanno un amore da dare che ti lascia senza parole”.

Cosa ti ha colpito di più durante la visita?
La loro forza. Ti rendi conto della povertà in cui vivono: in un letto dormono anche in tre, gli armadi sono rotti, mancano le porte, gli animali girano liberi nel cortile… eppure i loro occhi sono pieni di luce.Ti fanno capire quanto noi siamo fortunati, e quanto spesso viviamo nella superficialità. È un colpo al cuore, ma anche una lezione di vita”.

Hai deciso di cucinare per loro, giusto?
Sì! Ho pensato che il modo migliore per lasciare qualcosa di nostro fosse attraverso la cucina.Abbiamo comprato farina e lievito in una piccola bottega, i pomodori ce li hanno procurati lì. Ho impastato tutto a mano e in un paio d’ore abbiamo preparato 150 pizzette fritte, le classiche montanare napoletane. Vederli mangiare e sorridere è stata la soddisfazione più grande. Alla fine ci hanno ringraziato cantando due canzoni per noi: un momento emozionante che porterò sempre nel cuore”.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza in orfanotrofio?

Mi ha spogliato di tanta superficialità. Mi ha fatto tornare alla realtà e capire che non siamo migliori, siamo solo più fortunati.Ti rimette con i piedi per terra, ti fa apprezzare la semplicità e ti ricorda che il vero valore delle cose non sta in ciò che possiedi, ma in ciò che doni”.

Perché hai scelto di raccontare questa storia?
Non per vanità, ma per promuovere l’associazione Famiglia Milele.Vorrei che tutti noi ci impegnassimo per chi è meno fortunato, basta poco per portare un sorriso dove manca. Anche un piccolo gesto può cambiare la giornata di un bambino”.

Come si può aiutare concretamente Famiglia Milele Onlus?
In modo semplice: con il 5×1000.Molti non sanno che, nel modello 730, si può destinare il 5×1000 a realtà come Famiglia Milele, il cui nome di riferimento in Italia è Famiglia Sempre Onlus. Se non si specifica nulla, quei fondi restano allo Stato.Basta invece indicare il nome o il codice fiscale dell’associazione per far arrivare i soldi direttamente a chi ne ha davvero bisogno. È un piccolo gesto che vale tantissimo”.

In poche parole, cosa ti porti dietro da questa esperienza?
Mi porto dietro amore, umiltà e consapevolezza.In Kenya ho lasciato un pezzo di me, ma mi sono portato via un insegnamento prezioso: la felicità è reale solo se condivisa”.

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